Diamoci un bel taglio
Benvenuta ripresa. L’indice della produzione industriale dell’Italia a gennaio ha registrato un aumento del 2,6 per cento rispetto al mese precedente, e un incremento dello 0,1 per cento su base annua: il segno positivo non si registrava dall’aprile 2008. Anche in Francia a gennaio c’è stata una risalita rispetto a dicembre: più 1,6 per cento. Invece nel Regno Unito il segno è ancora negativo. Sin qui sembrerebbe che le cose vadano per il meglio in Europa, seppure a due velocità.
9 AGO 20

Benvenuta ripresa. L’indice della produzione industriale dell’Italia a gennaio ha registrato un aumento del 2,6 per cento rispetto al mese precedente, e un incremento dello 0,1 per cento su base annua: il segno positivo non si registrava dall’aprile 2008. Anche in Francia a gennaio c’è stata una risalita rispetto a dicembre: più 1,6 per cento. Invece nel Regno Unito il segno è ancora negativo. Sin qui sembrerebbe che le cose vadano per il meglio in Europa, seppure a due velocità. Ma sempre ieri l’Ocse ha sostenuto che l’Italia sarà fra i paesi industrializzati quello che avrà maggiore difficoltà a recuperare i punti perduti con la crisi. Ciò perché la nostra produttività è più bassa del 25 per cento della metà migliore degli altri membri dell’Ocse e ha una crescita più lenta: meno 5,1 per cento il pil l’anno scorso, ha certificato ieri l’Istat.
Da tutto ciò si desume che la politica degli ammortizzatori sociali, opportunamente perseguita dal governo per attenuare la crisi, oramai deve essere integrata. Si deve passare alla fase due con politiche sia di breve che di lungo termine. Esse devono indirizzarsi all’accelerazione della produttività per alzare il tasso di crescita del pil.
Da tutto ciò si desume che la politica degli ammortizzatori sociali, opportunamente perseguita dal governo per attenuare la crisi, oramai deve essere integrata. Si deve passare alla fase due con politiche sia di breve che di lungo termine. Esse devono indirizzarsi all’accelerazione della produttività per alzare il tasso di crescita del pil.
Non tutte le misure che l’Ocse ha indicato ieri sono condivisibili, né sono esaustive. Nella lista dei suggerimenti condivisibili ci sono l’alleggerimento del peso fiscale sulle imprese con la detrazione dell’Irap, in particolare quella gravante sul costo del lavoro, e una maggiore flessibilità nei contratti di lavoro. Nel medio termine occorre diminuire la pressione tributaria. Ciò non dovrebbe basarsi su una generica diminuzione sul carico fiscale del lavoro, ma di una riduzione mirata alla produttività. Per raggiungere obiettivi, sia di competitività che di crescita, occorre anche un taglio delle aliquote sulle imprese e una politica di investimenti pubblici in infrastrutture che, mobilitando capitali privati, irrobustisca la modernizzazione. Soltanto attraverso queste misure si potrà corroborare la ripartenza: agganciarsi esclusivamente al riemergere della domanda internazionale non debellerà del tutto le cause della nostra bassa crescita. Benvenuta ripresa, quindi, ma non sia un alibi per l’attendismo.